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Il primo 8c toscano – Intervista a Luca Andreozzi
                   

Pubblicato il 06 - 05 - 2022

Il primo 8c toscano – Intervista a Luca Andreozzi

Il primo 8c toscano, un anello fra le generazioni

Si chiama Luca Andreozzi, classe 1991 toscano atleta Scarpa e Ferrino, da 25 anni scorazza sulle falesie e sulla roccia che guarda sul litorale versiliese. La sua passione per il verticale inizia già da piccolo, a 6 anni quando accompagnato dal padre ne inizia a scoprire la bellezza sotto un aspetto puramente ludico. Oggi Luca, che lavora sulla resina della palestra di Firenze Area51 Climbing Center, è diventato un anello di congiunzione fra due generazioni grazie ad un monotiro; a volte la montagna non è solo un gesto atletico ma racchiude una storia che incrocia varie persone. Stiamo parlando della “riscoperta” di un monotiro nella falesia alle spalle del Rifugio Forte dei Marmi.

Luca Andreozzi

Luca raccontaci la storia del primo 8c Toscano.

“La Toscana, e in questo caso in Versilia, nonostante sia conosciuta per lo più per il mare, c’è un grande numero di alpinisti e climber che hanno trovato nelle montagne vicine a casa dove praticare la loro passione . Al Monte Procinto, a pochissima distanza dal Rifugio Forte dei Marmi (Stazzema – 45 minuti a piedi da dove si lascia la macchina a passo lento), nella falesia alle sue spalle, circa 20 anni fa Roberto Vigiani guida alpina che al tempo gestiva il rifugio, aveva chiodato dall’alto quella linea di salita ritenendo potesse nascere un bel tiro. Non avendo il tempo di lavorare il monotiro lo fece provare a Cristiano Virgilio, al tempo scalatore al top sul quel genere di salita. Il verdetto fu un 8b di valutazione. A quel punto il tiro fu dimenticato e solo nel 2017 fu ripetuto da Patrizio Buricchi che lo rivalutò 8c.  Nasce così il primo 8c Toscano, io ho avuto il piacere di ripeterlo circa un anno fa con la supervisione di Cristiano Virgilio il primo ad averlo provato. E’ stato anche fatto un video Lost Lines Spazio Verticale 313 visibile su youtube”

Allora sarai costretto a raccontarcelo

Si chiama “teribbbile”, la terza b rende l’idea. La parte di 8c è quella iniziale. E’ un tiro breve, nel tratto duro, e compresso con passaggi di boulder in placca; la partenza è su un breve strapiombo che ti frigge subito le braccia. E’ una via di piedi e tacche il tutto molto esplosivo. Equilibrio e forza non devono mancare. Dopo la prima parte impegnativa, la linea scende di grado e si unisce a “piripin” un tiro storico  a fianco di 6c. Da quando “teribbbile” è stato rivalutato 8c, nella zona c’è stato un bel po’ di movimento di climber provenienti anche fuori dai confini locali. E’ bello vedere scalatori arrivare da ogni parte per provare un tiro, una grande soddisfazione. Per me la scalata non dovrebbe essere solo legata alla prestazione e di conseguenza su quanto si è bravi. Ogni persona trova il suo modo per essere appagato anche su gradi decisamente inferiori. Non tutti possono allenarsi in modo costante. Inoltre credo che conoscere persone nuove provenienti anche da Paesi diversi sia importante e faccia crescere quanto la ripetizione di una via importante.

Quali sono state le tue falesie da neofita?

Prima fra tutte Vecchiano, vicino a Pisa, avvicinamento  facilissimo, tanti tiri a disposizione poi mi sono spostato nell’area del camaiorese uno dei siti più famosi della zona, a due passi da casa, io vivo a Viareggio. Qui ho trovato ottima roccia, dagli strapiombi alle placche con esposizioni per ogni stagione. Ovviamente mi piace moltissimo andare a scoprire altri siti in giro per il mondo ogni roccia è buona.

Foto di Federico Berti